sabato 4 aprile 2009

Chi sono i nuovi manifestanti No Global al G20?

Questa settimana è stata caratterizzata dall’attenzione al G20 e alle manifestazioni di Londra e Strasburgo.
Se avete visto il reportage di Annozero, giovedì sera, avrete anche sentito l’analisi sul nuovo popolo dei manifestanti No Global. Tra i vari gruppi, emerge la presenza di un ceto medio che, abituato a gestire la propria vita in modo individuale e a volte egoistico, si trova ora senza legami sociali e solidali con gruppi o comunità (siano essi politici, culturali, di territorio o altro). Così la crisi economica e sociale travolge ed invade il cuore della classe lavoratrice media, anche quella a volte stakanovista, che era abituata a vivere del proprio lavoro, a dedicarvi 10-12 ore al giorno a scapito di famiglia e vita privata, in una società dove il proprio ruolo sociale era dato sempre più dalla propria professione e dalla propria competenza di fare business ed essere produttivi. L’uomo del ceto medio si ritrova dunque senza punti di riferimento, perché in passato non li ha cercati poiché percepiti come inutili e di intralcio. Oggi preso dalla disperazione per la perdita di lavoro, per la crisi nella gestione dei propri risparmi e nell’assenza di speranza per il futuro per sé e i propri figli, scende in piazza, da solo, spontaneamente, senza che qualcuno lo abbia invogliato a partecipare, e scende in piazza per manifestare ed esprimere la sua angoscia, la sua rabbia per una crisi che rischia di pagare solo lui. Tuttavia è una persona che non ha nel suo bagaglio di esperienze, la partecipazione a manifestazioni di piazza perché sempre viste come espressione di movimenti radicali che non lo riguardavano (secondo lui, perché lontani dalla sua realtà); quindi non sa come muoversi ed oggi, spinto da quella rabbia e senza un punto di riferimento che possa guidarlo, aiutarlo ad esprimersi, indirizzarlo e solidarizzare con lui, si manifesta con atti violenti contro le vetrine delle banche di Londra. Non sono quindi i gruppi politicizzati e magari di intrusi che provocano danni e violenze per spostare l’attenzione dai veri contenuti della manifestazione No Global (così com’è stato a Genova nel 2001), ma singoli individui, abituati a pensare a sé, che oggi mostrano con drammatica evidenza l’assenza di una politica che sia condivisione di un progetto di società altro, di una capacità di lottare per sé e per gli altri secondo una scala di valori condivisa e che non sia mera gestione del potere o sottomissione al potere economico. Non so se il G20 sia stato l’inizio del nuovo e del cambiamento o solo uno dei soliti teatrini per la foto di gruppo dei Capi di Stato. Resta il fatto che la crisi epocale che stiamo vivendo sta iniziando a dare veri sussulti tra la gente. Quindi è il tempo perché uomini e donne di ogni luogo si riprendano la gestione della propria vita, della gestione della cosa pubblica, dell’economia e della vita politica, con coraggio e generosità, per un mondo più equo. Riprendiamoci la democrazia.

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